L’essenziale: praticità o spiritualità?

Oltre la nobile arte di fare le cose, c’è la nobile arte di lasciare andare le cose…
La saggezza della vita consiste nell’eliminazione del non-essenziale.

(Lin Yutang)

La ricerca dell’essenziale

è una strada molto feconda. Ci porta a coniugare praticità con spiritualità, capacità di scegliere e attitudine ad accettare il fatto che quello che si lascia andare appartiene al passato, a una vita trascorsa e ormai superata. Non importa se quello che lasci andare è stato buono o cattivo per te, se ti ha portato felicità o amarezza, gioia o dolore. Quando arrivi a trovare l’essenziale comprendi che ogni esperienza ti ha portato a diventare quello che sei ora e quando liberamente lasci andare una cosa o un pensiero o un sentimento che appartengono a quello che eri e non a chi sei diventato oggi puoi stare certo: sei sulla strada giusta per comprendere ciò che è veramente importante per te. Quando accade questo, smetti automaticamente di dedicare il tempo alle cose che ti tolgono gioia di vivere ed energia e ti allontanano dal tuo vero e autentico benessere.

Quando intraprendi

la strada verso la ricerca dell’essenziale è necessario che tu sia disposto a metterti completamente in gioco. All’inizio del percorso potrebbe esserti percent chiaro che stai iniziando un’indagine molto più profonda di quanto ti aspetti. In effetti il termine essenziale viene dal latino tardo ‘essentiāle’ derivato di ‘essenza’ che ha la sua radice nel participio presente del verbo essere. Indica ciò che costituisce la sostanza, l’essenza di una cosa, il punto fondamentale di una questione. Come nel design si cercano le forme essenziali o nel linguaggio si va all’essenza del messaggio, quando inizi a chiederti se una cosa, un oggetto, una relazione, un’emozione è essenziale per te ora sarà necessario e automatico farti altre domande. Ecco quelle che ti consiglio:

➢ È qualcosa di cui posso fare a meno e la mia vita rimarrebbe la stessa o sarebbe perfino migliore?
➢ Mi porta gioia e leggerezza oppure è un fardello che mi impedisce di gustarmi la vita?
➢ Mi aiuta a diventare una persona migliore ogni giorno?
➢ Contribuisce al mio benessere e a quello di chi mi sta intorno?
➢ Mi sostiene nel realizzare il mio sogno, il mio obiettivo, il mio scopo della vita?

Quando inizi a mettere in ordine

un cassetto o a fare spazio in cantina, stai affrontando una questione meramente pratica: tutti hanno fatto dei repulisti e non serve interrogarsi sullo scopo della vita quando stai combattendo con gli scatoloni e i sacchi neri, immerso nella polvere del storage. Tuttavia se vuoi che un compito gravoso, ingrato e spesso sporco diventi l’inizio di un percorso di profondo miglioramento, puoi affrontare ogni spazio della casa come una palestra per praticare l’arte del levare. Quell’arte teorizzata da Michelangelo che definendosi più artista “del levare” che dell’arte “del porre” tipica della pittura, scolpiva il blocco di marmo per liberare la statua che vi era imprigionata dentro.

Se vuoi andare alla scoperta

della tua vera essenza america la casa come un luogo di addestramento per imparare l’arte del togliere – invece di quella dell’aggiungere – e, attraverso ogni tua scelta fatta con attenzione, dedizione e amore, ritrovare l’essenzialità, spesso imprigionata sotto un cumulo di cianfrusaglie e oggetti inutili che offuscano la gioia e la tua intrinseca leggerezza.

Tratto da WSI